A valle del mio grembo

R Guttuso, Nudo disteso, 1963
R Guttuso, Nudo disteso, 1963

Apri le danze
– tra l’insenatura di un fianco e lo spigolo dell’anca –
giù fino a valle del mio grembo
tamburellano salmi
tutte le vite che mai porterò a luce.
Tra i vuoti delle costole salta
incuriosito dio a far la conta
ad uno ad uno dei miei atti mancati
e sorride.

Ha in bocca la luce
bianca dei tuoi denti.

Pubblicata in “Tra i vuoti delle costole”, IV e-Book de “I Quaderni di Erato”:

https://lapresenzadierato.files.wordpress.com/2014/12/ebook4_tra_i_vuoti_delle_costole.pdf

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IN_FUSIONE

Tamara de Lempicka Adamo ed Eva
Tamara de Lempicka
Adamo ed Eva

Il mio corpo ha passaggi ostili
– confini inospitali – dove non sai camminare
in punta di scalze dita.

Mi premo sugli angoli,
non sosto su rotondità,
ho sentieri appuntiti che ti inciampano le mani
e pelle marmorea da trasparirmi
tutta senza controluce.

Ma se mi abiti
nei vuoti tra l’incavo del grembo
e la cascata delle gambe
mi apro a fiume.

Questa sera
quando torni
nuotami.

Pubblicata all’interno della Rivista Diwali – Rivista contaminata num VII Autunno 2014

http://www.rivistadiwali.it/download/rivista_diwali_pdf/posSesso%20arteFatto.pdf

D. Lynch : The factory photographs, Mast Bologna, 17 settembre-31 dicembre 2014.

D. Lynch, untitled

….Il nero ha profondità. E’ come un piccolo anfratto: lo imbocchi ed è buio e continua ad esserlo anche andando avanti. Ma è proprio per questo che la nostra capacità percettiva si fa più acuta e a poco a poco gran parte di ciò che accade li dentro diventa manifesto. E cominci a vedere ciò che ti ha spaventato. Cominci a vedere ciò che ami, ed è come sognare“ D. Lynch

Gli scatti di Lynch proposti nella mostra allestita al Mast conducono il visitatore di fronte alle vestigia di fabbriche abbandonate che si fanno porte di accesso per un viaggio nelle paure ed ossessioni dell’uomo.

La fotografia si fa mezzo per raccontare l’inconscio e gli ingranaggi dei suoi simboli. Si percorrono inquietudini e pensieri neri come i corvi si appoggiano sulla fila di camini che sembrano rantolare nel vuoto, quasi fossero impiccati in attesa della fine.

Gravitano presenze intorno e dentro ad ogni ombra. Prevale il nero a suggellare una fisica del buio contro pulviscoli evanescenti di luce.

Le finestre come occhi semichiusi risucchiano lo sguardo, più si cerca di entrare più si affonda nel proprio di abisso. E si sente il vento smerigliarsi contro i vetri rotti, quel grattare che ti rimane addosso come rumore di fondo anche dopo esser usciti dall’esposizione e ti ricorda di come sia il tempo giù nei tuoi inferi.

svestizioni improvvise

Mark Rothko, Orange and Yellow, 1956 oil on canvas
Mark Rothko, Orange and Yellow, 1956 oil on canvas

Forse è l’autunno inaudito
che fuori infuria feroce
a custodire ancora memoria
dello slabbro con cui il mondo si portò a luce.

– intorno è tutto uno sbranarsi di giallo sul rosso,
una mattanza di verde contro l’ocra,
un affondare del porpora sull’arancio. –

Ma guarda laggiù
già avanza la nebbia
ed i colori ad uno ad uno tacciono.
Ogni cosa si abbandona a svestizioni improvvise
che a farsi primavera -lo sai –
ci vuole un ostinato e coraggioso oblio.

Questa non è terra buona
per far fiorire l’elicriso.