D. Lynch : The factory photographs, Mast Bologna, 17 settembre-31 dicembre 2014.

D. Lynch, untitled

….Il nero ha profondità. E’ come un piccolo anfratto: lo imbocchi ed è buio e continua ad esserlo anche andando avanti. Ma è proprio per questo che la nostra capacità percettiva si fa più acuta e a poco a poco gran parte di ciò che accade li dentro diventa manifesto. E cominci a vedere ciò che ti ha spaventato. Cominci a vedere ciò che ami, ed è come sognare“ D. Lynch

Gli scatti di Lynch proposti nella mostra allestita al Mast conducono il visitatore di fronte alle vestigia di fabbriche abbandonate che si fanno porte di accesso per un viaggio nelle paure ed ossessioni dell’uomo.

La fotografia si fa mezzo per raccontare l’inconscio e gli ingranaggi dei suoi simboli. Si percorrono inquietudini e pensieri neri come i corvi si appoggiano sulla fila di camini che sembrano rantolare nel vuoto, quasi fossero impiccati in attesa della fine.

Gravitano presenze intorno e dentro ad ogni ombra. Prevale il nero a suggellare una fisica del buio contro pulviscoli evanescenti di luce.

Le finestre come occhi semichiusi risucchiano lo sguardo, più si cerca di entrare più si affonda nel proprio di abisso. E si sente il vento smerigliarsi contro i vetri rotti, quel grattare che ti rimane addosso come rumore di fondo anche dopo esser usciti dall’esposizione e ti ricorda di come sia il tempo giù nei tuoi inferi.

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