La grammatica del tempo

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Eric Thompson, Rising

Per me altro non volevo che il tempo
implacabile di Dio, un futuro
anteriore – quello di Colui che già tutto sa
ma deve lasciar essere perché accada.

A te bastava il presente
semplice dell’occhio attento all’ape
sottocasa ubriaca di tarassaco.

Claudia Brigato, segnalata al premio Renato Giorgi 2016, ora in Le voci della luna, n.65, pg. 38

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A mia immagine

20 CHAGALL 1961 ADAM ET EVE CHASSES
M. Chagall, Adam and Eve chassés du Paradis, 1961

 In principio era il Verbo 

(Gv. 1,1)

Quando tu mi chiami
il mio nome si fa inno
in accordo al tuo respiro
io so di esser viva
creatura a mia immagine
in terra ri-creata.

IL LAMENTO DI AMLETO

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G. Previati, Notturno, 1909

Dal cielo in caduta
la neve
sul campo non più santo
oggi maledetto perché tu non riposi
in pace da me ma in tormento.

Ofelia, fiore mio
copriranno un giorno le viole
questa culla rovesciata di terra
e canteranno lievi al vento
i “nontiscordardime” il ricordo
alla notte randagia come
la colpa che mi chiama.

Ofelia, nei millenni sarà giustizia
il nome tuo in contrappasso al mio
così che mai nessuna quiete
porterà l’eterno
al nostro perpetuo accaderci in destino
nel sacrificio che a me ti chiama.

L’ombra di guardia alla casa

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L’azzurro è un affondo già dal mattino.
Di tutto questo orizzonte scoperto non so che farmene.
Mio padre ha schiantato l’abete
davanti casa il cielo taglia come un’ascia.
Non c’è stato  tempo
nemmeno per prepararlo all’ultimo Natale.

Ne sono certa, domani arriverà
pioggia a cancellare le rughe
dalla terra disossata
e dimenticheremo
l’ombra di guardia alla casa,
il rumore del vento tra gli aghi,
l’inchino gentile dei rami carichi di neve,
dimenticheremo gli occhi
e la misura delle promesse
che lo piantarono.

E sarà freddo l’inverno
con sola legna bagnata a scaldarci.

Io sono l’attesa

A. Wyeth, Long Limb, 1999
A. Wyeth, Long Limb, 1999

Io sono l’attesa
tu il tempo che viene – quello delle lucciole
a stormo sul filo dell’acqua e delle libellule
che ridono a pancia in giù sulla mia mano –.

Come lucertola che si acchioccia
al sole guardo svernare
la neve dai nidi di terra smossa
e attendo
la resa del tempo,
e l’accucciarsi dei miei Lari stanchi di grida e giochi.
Il giorno si abbassa – rientreranno cantando ordinati in fila –
e tornerà acqua corrente sui fossi
forse già domani

L’assenza

Elliott Erwitt, Provence (Provenza), 1955
Elliott Erwitt, Provence (Provenza), 1955

Mi quieta il rotolio crocchiante
delle foglie in agguato sotto ai piedi
– il tempo ha il volto arato di nonno
mi respira i capelli ad un passo –
(potessi sentirle le tue mani
incresparmisi addosso)

L’assenza non chiama più
con morsi inattesi alle caviglie

– ora –

è sostantivo predicato a tutti i tempi
a tutte le cose,
è dell’inverno questo profumo
caldo di fumo e castagne
è la polvere avanzata sulla sedia,
è il pettirosso rimasto senza briciole sul davanzale,
è presenza in tutte le direttrici dello spazio
un eterno ovunque.

Altro non so,
come richiamarti dalle pendici stese
di questa pianura troppo affossata
perché anche un solo sobbalzo di voce
non si perda rotolando tra distese spoglie.